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Holi Festival

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Il mio viaggio in India mi aveva portato a Jaisalmer, una città che sembra essere uscita da un racconto de “Le mille e una notte”.

Con i suoi bastioni in pietra che cingono il forte medievale, è soprannominata la città d’oro, per il colore di cui si tinge alla luce del tramonto.

Vi ero capitato il giorno prima del mio quarantesimo compleanno e con gioia scoprii che l’indomani si sarebbe festeggiato l’Happy Holi, una festività che nasce secoli fa in Nepal e in India con lo scopo di celebrare l’inizio della primavera, una nuova rinascita, una fase della propria vita personale.

Che cos’è l’Holi Festival?

L’ Holi nella sua versione originale si festeggia su due giornate differenti. Per rendere possibile questo processo di cambiamento, nella prima giornata ci si impegna a “cacciare i demoni”, per essere precisi il demone Holika che dà il nome alla festività, con un enorme falò che sta a simboleggiare la vittoria del bene sul male.

È il momento della meditazione che trasmette la sensazione di pace una volta abbattuti i demoni.

La seconda giornata è dedicata all’insegna del divertimento, tra amici, bambini e la famiglia, allontanando la negatività.

Si intraprende un “combattimento” a suon di polveri colorate, composte da spezie e per far si che le polveri restino attaccate alle persone si lancia anche l’acqua.

I colori della festa che vengono lanciati hanno un significato ben preciso, di diverse tonalità, perché diverse sono le emozioni e le sfaccettature della vita:

– Blu: è il colore che rappresenta l’acqua, la forza, la vita.

– Giallo: questo colore ottenuto principalmente dalla curcuma è considerato guaritore dai problemi, delle malattie.

– Verde: è un colore che sta a simboleggiare un nuovo inizio, una rinascita e che celebra anche la natura.

– Rosso: è il colore che indica abbondanza, chi nella propria vita desidera di più in termini di benessere.

– Bianco: è il colore della purezza e della serenità, usato anche durante le celebrazioni funebri per dare addio all’anima.

– Nero: è il colore che rappresenta l’oscurità, la negatività, che però con la prima giornata dell’Holi prevede la cacciata di tutti i demoni, rendendo cosi questa polvere nera come il rimedio contro tutti i mali. Non è comunque un colore molto comune durante il festival.

Il mio Happy Holi

Avevo scelto i vestiti più chiari che avevo con me nello zaino per far risaltare i colori, mi bastò scendere in strada e fare pochi passi per essere nel pieno della festa.

Fortunatamente mi coprii occhi e bocca perché le polveri arrivavano da qualsiasi parte, da sconosciuti e anche dai bambini che usavano il trucco del sorriso per poi rincorrerti e colpirti.

Ero divertito, più volte avrei volevo ridere, ma dovetti impegnarmi a farlo a bocca chiusa perché in strada si stava combattendo una vera e propria battaglia.

I negozi per strada vendevano i sacchetti contenenti le polveri da lanciare, decisi di comprare le mie armi per far fronte a quell’uragano e cominciai a gironzolare per le strade di Jaisalmer, ascoltando i tamburi che dettavano il tempo e il ritmo delle canzoni.

happy-holi-jaisalmer

Ogni angolo, ogni via era colmo di persone festanti e non era difficile trovarsi nel mezzo di qualche esplosione di colori. Salì su uno dei muri più alti del forte e mi resi conto del traffico di gente che stava animando le strade.

Tutti avevano vestiti, capelli e pelle colorata, le polveri erano presenti anche sulle pareti degli edifici, sulle vetrine dei negozi, sui motorini e persino le vacche sacre non erano state risparmiate.

Scesi dal mio rifugio e mi riversai di nuovo in quelle strade colorate ricominciando la battaglia a getti di colore tra centinaia di sorrisi, accompagnati da getti d’acqua derivanti da pistole e vere e proprie secchiate.

Camminai, quasi correndo sino a raggiungere il Gadi Sagar Lake un lago artificiale nella parte meridionale della città. Mi rifugiai qui per scappare dalla massa di gente in festa e tra i pochi presenti c’era chi come me guardava il sole che andava a dipingere l’orizzonte e chi si immergeva nelle acque per darsi una sciacquata dalle polveri.

Mentre ero seduto nel mio angolo di pace pensai a questa giornata incredibile, a questa guerra colorata appena combattuta tra balli e canti, nella mia mente pensai che se al mondo proprio non riusciamo a fare a meno di continuare a combattere, vorrei che le guerre fossero tutte così.

Alla fine potremmo decretare il vincitore guardando chi è più colorato e non chi è caduto.

Ancora una volta l’India mi aveva regalato un pezzettino di sè, mi aveva coinvolto e stupito. Guardai i miei vestiti, notai la predominanza di colore su di me, era il verde, sinonimo di un nuovo inizio, di rinascita.

In effetti, forse ero arrivato in India anche per questo motivo. Mi misi a sorridere, poi a ridere, ora, potevo farlo anche aprendo la bocca.

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